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Stanotte

Ormai ci incontriamo solo di notte io e te.  Vieni spesso a trovarmi, mi sorridi e mi dici sempre cose importanti. Non hai un'età precisa quando ti palesi, mi appari sempre molto consapevole e parli sensatamente come spesso facevi nei tuoi momenti migliori nei quali nessuno avrebbe potuto pensare che eri autistico.   Nessuna traccia di stereotipie, né di pensieri ossessivi ma solo una grande voglia di stare con me e di rassicurarmi. A volte parliamo anche della tua morte, nei sogni questo è possibile, là dove cade quella sottile linea tra il mondo dei vivi e quello dei morti. Stanotte ti ho chiesto dove ho sbagliato e cosa avrei potuto fare per te, per non far accadere quello che purtroppo è accaduto. E tu, col sorriso sulle labbra, mi hai risposto: "mamma, hai fatto quello che hai potuto".

Ogni volta...

Ogni volta che vengo a trovarti c'è sempre qualcuno che è arrivato prima di me.    Qualcuno che ti ha conosciuto, qualcuno che ti ha voluto bene nel tuo breve percorso su questa terra.  Mi accolgono, furtive, piccole tracce di passaggi di persone a me ignote: una margherita, una violetta, un papavero, un ramoscello d'olivo o un ovetto pasquale come quello che ho trovato stamani sulla tua candida tomba.   Che il tuo riposo riceva serenità da questi doni gentili. "dormi sepolto in un campo di grano non è la rosa non è il tulipano che ti fan veglia dall’ombra dei fossi ma sono mille papaveri rossi"

L'Addio

Da vari mesi avevo inviato un ricordo di Mattia al Corriere della Sera.  Mi sarebbe piaciuto raccontare brevemente la sua storia  nella rubrica settimanale l'Addio ed avevo ricevuto prontamente una risposta positiva con l'indicazione di tagliare un pezzo dell'articolo per ragioni editoriali. Oggi finalmente il ricordo è stato pubblicato, ad un anno dalla sua scomparsa.  

Anniversario

Non pensavo sareste state così tanti e invece lo siete stati. Avete voluto ricordare Mattia ad un anno di distanza ed era come se ancora lui fosse lì, presente in mezzo a noi. Mamme e babbi di Montalto, parenti, amici e conoscenti al cimitero, in chiesa a casa e poi le tante telefonate... Figlio mio chi ti ha conosciuto non può dimenticare la tua risata fragorosa e la gioia che portavi ovunque con il tuo sguardo dispettoso. In quel martedì santo dello scorso anno te ne sei andato come un angioletto, all'improvviso, senza darci il tempo di salutarci, di prepararci ma soprattutto di aiutarti. Abbiamo assistito inerti alla tua straziante agonia che ci accompagnerà per sempre insieme a quel senso di colpa di chi è stato sopraffatto dall'impotenza.

Ti ho sognato

E' quasi un anno che non ci sei più e stanotte ti ho sognato.  Scendevi dal pullmino correndo e mi venivi incontro.   Come sempre sorridevi e i tuoi capelli riccioluti ondeggiavano ad ogni passo della tua corsetta del tutto personale e indimenticabile.  Avevi le braccia aperte, accoglienti, pronte a stringere me, la tua mamma.  Un maglioncino rosso ti illuminava il volto che voleva dirmi tante cose che non mi ha detto perché al'improvviso mi sono svegliata. Non ho potuto abbracciarti, non ho potuto baciarti, non ho potuto parlarti, sei sparito via di nuovo all'improvviso come un anno fa.  E così ho capito che era notte, una notte ancora molto lunga e che la casa era vuota senza le tue risa e i tuoi canti.

Un Sanremo diverso

Ogni anno per noi Sanremo era una grande festa. Mattia amava la musica, tutta.  Aveva un'innata capacità di memorizzare note e melodie e conosceva un vastissimo repertorio di canzoni di tutti i tipi.  Le imparava  a memoria e lo faceva con una velocità impressionante. Sapeva modulare la voce in maniera variabile a seconda dei generi e la sua voce era molto diversa se cantava Tiziano Ferro (uno dei suoi cantanti preferiti) o una canzona napoletana.   La musica era una delle grandi passioni che Mattia aveva sin da piccolo e lo ha sempre accompagnato fino alla fine. Si addormentava canticchiando e si risvegliava cantando.  Le parole che, a volte, non riusciva a scandire dialogando le pronunciava benissimo se inserite nelle canzoni. Alla scuola materna saliva nella parte più alta dello scivolo e cantava a squarciagola la canzone del partigiano. Era capace di ascoltare, con un’intensità inusuale in un bambino, moltissime canzoni e di memorizzarne al primo ...