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Un Sanremo diverso

Ogni anno per noi Sanremo era una grande festa. Mattia amava la musica, tutta.  Aveva un'innata capacità di memorizzare note e melodie e conosceva un vastissimo repertorio di canzoni di tutti i tipi.  Le imparava  a memoria e lo faceva con una velocità impressionante. Sapeva modulare la voce in maniera variabile a seconda dei generi e la sua voce era molto diversa se cantava Tiziano Ferro (uno dei suoi cantanti preferiti) o una canzona napoletana.  
La musica era una delle grandi passioni che Mattia aveva sin da piccolo e lo ha sempre accompagnato fino alla fine. Si addormentava canticchiando e si risvegliava cantando.  Le parole che, a volte, non riusciva a scandire dialogando le pronunciava benissimo se inserite nelle canzoni. Alla scuola materna saliva nella parte più alta dello scivolo e cantava a squarciagola la canzone del partigiano. Era capace di ascoltare, con un’intensità inusuale in un bambino, moltissime canzoni e di memorizzarne al primo ascolto note, melodie e parole. Ancora molto piccolo (avrà avuto cinque o sei anni) era in grado di riconoscere dalle prime note tutte le canzoni di decenni dello Zecchino d’oro. 
Era una capacità rara, innata, inspiegabile. Una di quelle qualità che gli autistici spesso hanno ma che risulta totalmente inutile per vivere in un comune consesso sociale.
Quando cantava si ricongiungeva con l'universo in maniera armonica, era in pace con se stesso e con gli altri, cosa che era diventata sempre più rara, soprattutto nell'ultimo periodo.  Fin da piccolo la musica era la sua terapia migliore ed anche un ottimo canale di comunicazione.
Insieme a lui, nella sua bara è sepolto il CD del Sanremo 2018.  Quest'anno non lo comprerò.

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