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La domenica con l'autismo

Le domeniche e i giorni festivi sono quelli più lunghi e più tristi per chi ha un figlio autistico in famiglia. Sino a che Mattia era piccolo era stato possibile portarlo con noi al cinema, al ristorante, in pizzeria, poi dopo la paurosa crisi adolescenziale tutto era diventato più difficile. La situazione imbarazzante poteva   verificarsi ovunque, in un attimo una situazione tranquilla e ordinaria poteva trasformarsi in un inferno. Gettare nel panico un intero cinema era cosa da nulla per Mattia, rovesciare un tavolo pieno al ristorante era semplice come bere un bicchier d'acqua, il tutto senza preavviso, senza una fatto scatenante che ai nostri occhi potesse giustificare tutto ciò. Le nostre passeggiate domenicali si svolgevano là dove occhi indiscreti non potevano vederci. Una delle nostre mete preferite durante la bella stagione era il Calambrone, lì potevamo fare lunghe passeggiate accompagnati solo dall’indulgenza della natura. Se Mattia voleva spogliarsi poteva farlo, ...

Nostalgia

Anche ieri sera ho apparecchiato la tavola per cinque persone poi ho ricordato che ormai da due mesi siamo rimasti in quattro. Mi manchi Mattia, mi manca il tuo sorriso, mi mancano i tuoi abbracci forti fino a farmi mancare il fiato, mi mancano le tua canzoni, mi mancano le tue bizzarrie.  Mi manca il tuo sguardo sempre volto verso l'orizzonte lontano, verso mondi che solo tu vedevi.  Mi manca la tua capacità di sentire tutte le mie emozioni e i miei sentimenti in un modo empatico e, a volte, imbarazzante. Odio gli psicofarmaci che ti hanno cambiato il carattere, la personalità, il fisico. Odio quel manicomio chimico che ha travolto le nostre vite.  

Per Mattia

27 marzo 2018 Caro Mattia, avevo la tua età quando sono rimasta incinta di te e del tuo gemello Nicolò.   Si è nel pieno della vita a 26 anni e tu ci hai lasciato troppo presto.   Ma la tua breve vita, piena di sofferenze ma anche di immense gioie, non è stata vana.   Quando sei nato (anche in quel caso prematuramente) pesavi solo 1 chilo e mezzo, sei stato il mio primogenito e ricordo ancora le prime parole che ti ho detto quando ti ho visto così piccolo, fragile, senza capelli. Ho gridato: “mettetelo subito nell’incubatrice!” e il medico, il dottor Biver ridendo mi rispose “Signora ci pensiamo noi lei pensi a partorire l’altro!”   Ma io avevo paura, avevo paura di perderti, una sensazione mi diceva che ti avrei perso presto.   Tu per tre anni sei stato il gemello “sano” quello che cresceva bene, in pochi mesi il tuo volto è stato incorniciato da una massa di riccioli biondi e i tuoi occhi nocciola leggermente a mandorla, con le ciglia lunghe ridevano s...