C'è un armadio che non apro da più di un anno. E' lì che sono riposte le tue maglie, i tuoi pantaloni, le tue cose. Ci ho provato, una volta, ma un odore intenso di te mi ha avvolto e tramortito. Era ancora troppo presto per farlo e così l'ho richiuso. Nicolò, il tuo gemello, che con te tutto condivideva non mi ha mai chiesto di avere accesso alle tue cose rispettando, forse, quello spazio sacro. Ma da qualche giorno Benedetto, che si sta avviando verso l'adolescenza, mi sta chiedendo il permesso di frugare tra le tue maglie per trovare qualcosa da mettersi. Ho risposto "dopo" e poi di nuovo "dopo".... Non so se ce la farò ad aprire quell'armadio.
Stanotte è successa una cosa strana: ti ho sognato. Stavamo tornando a casa da un qualche evento serale e camminavano su un lungomare imprecisato, forse ligure? Non saprei; il ricordo si è mescolato con quello di me bambina per mano a mia madre, a Lerici. Io camminavo e tu saltellavi nel tuo modo goffamente gioioso al mio fianco, né troppo lontano, né troppo vicino. Ad un tratto il panico mi ha avvolta: non riuscivamo a trovare la mia auto e così abbiamo continuato ad andare avanti e indietro, indietro e avanti per quel lungomare che poi si divaricava e si divaricava ancora e non siamo riusciti a raggiungere la meta. Ma quando stamani ho raccontato ad Andrea (tuo padre) il sogno che avevo fatto anche lui mi ha detto di averti sognato in un'analoga situazione. Ti aveva portato a passeggio in campagna, come spesso faceva, ma ad un certo punto inerpicandosi verso una montagna sempre più alta non siete riusciti a ritrovare la strada per tornare a casa. Cosa volevi dirci Ma...

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