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La giustizia è l'utile del più forte




Il  sofista Trasimaco ne "La Repubblica"  sosteneva la tesi che la giustizia fosse l'utile (sympheron) del più forte. 

... ciascun governo istituisce leggi (nomoi) per il proprio utile; ...questo, mio ottimo amico, è quello che dico giusto, il medesimo in tutte quante le poleis, l'utile del potere costituito. Ma, se non erro, questo potere detiene la forza. Così ne viene, per chi sappia ben ragionare, che in ogni caso il giusto è sempre identico all'utile del più forte (338e-339a).

Per Trasimaco, dunque, la giustizia  si presentava in tutti i casi come uno strumento del potere costituito.

Cinque anni di frequentazioni delle aule giudiziarie, cinque anni di cose viste hanno cambiato completamente la mia prospettiva. sulle vicende giudiziarie di questo Paese. Io credevo fortemente nel valore fondante e nell'indipendenza della magistratura e anche adesso che queste mie certezze vacillano voglio crederci, devo crederci perché l'alternativa sarebbe solo  quella del farsi giustizia da sé, una "non alternativa", un pensiero che passa e che viene ogni volta ricacciato indietro.

Il caso Cutajar, direttore generale della Stella Maris, è uno dei tanti esempi della  schizofrenia giuridica italiana: condannato per la vicenda dei maltrattamenti nella struttura per disabili di Montalto di Fauglia nel 2019 in primo grado a 2 anni e 8 mesi di reclusione (il pm aveva chiesto una pena di 4 anni) vede la sentenza ribaltarsi nel secondo grado a Firenze: in corte d’appello, due giorni fa,  è arrivata l’assoluzione. 

La sentenza era attesa da mesi con il processo che aveva dovuto subire vari rinvii per la mancata trasmissione di atti da Pisa a Firenze (atti che Pisa sosteneva di aver inviato e Firenze di non aver ricevuto): Kafka non sarebbe riuscito ad immaginare una trama più intricata e imperscrutabile. Le  parti avevano già discusso da oltre un anno e il procuratore generale aveva chiesto la conferma della condanna di primo grado ma improvvisamente tutto è diventato fluido e scorrevole durante l'ultima udienza (la definitiva) quando come per incanto si è presentato di fronte agli avvocati un nuovo collegio (si avete capito bene, un collegio composto da tre magistrati diversi rispetto a quelli che avevano seguito tutta la vicenda!!!) e  questo  collegio, in nuova composizione, ha ribaltato la sentenza di primo grado, non ha condiviso la richiesta di condanna del procuratore generale ed ha abbracciato il teorema difensivo.

Ora, stante il fatto che i reati sono acclarati chi risponderà di essi? Adesso a Pisa sono a processo le dottoresse, il direttore sanitario e gli operatori: si arriverà ad avere giustizia? E se sì con quali tempi? La battaglia continua.

#giustiziapermattia


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