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Principessa

Sono sedici mesi che Mattia ci ha lasciato e da stamani manchi anche tu da questa casa dove vivevi da diciannove anni. Sei uscita di casa con la solita grazia ed eleganza che ti accompagnava da sempre ma ormai stanca, magra, senza forze, claudicante. Un mese fa ci hai fatto stare in pena ed hai trascorso qualche giorno in clinica veterinaria, sapevamo che eri molto anziana. Ce l'hai fatta ma per poco. Ieri sera non riuscivi a mangiare ed hai bevuto pochissimo. Principessa, così aveva voluto chiamarti Mattia, proprio come la cavallina con la quale faceva ippoterapia. Capitasti da noi una sera d'estate mentre stavamo cenando in giardino, un sordo miagolio sotto il tavolo attirò la nostra attenzione: eri tu dolce gattina tigrata, ancora piccolissima. Ti abbiamo subito adottata e sei cresciuta con i gemelli che si prendevano cura di te e tu di loro. Ti abbiamo cercato per tutto il giorno, sotto la pioggia battente e non ti abbiamo trovata. Sarai andata a morire in un posto lontano da occhi indiscreti come spesso i gatti fanno...

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Cosa volevi dirci stanotte Mattia?

Stanotte è successa una cosa strana: ti ho sognato.  Stavamo tornando a casa da un qualche evento serale e camminavano su un lungomare imprecisato, forse ligure? Non saprei; il ricordo si è mescolato con quello di me bambina per mano a mia madre, a Lerici. Io camminavo e tu saltellavi nel tuo modo goffamente gioioso al mio fianco, né troppo lontano, né troppo vicino. Ad un tratto il panico mi ha avvolta: non riuscivamo a trovare la mia auto e così abbiamo continuato ad andare  avanti e indietro, indietro e avanti per quel lungomare che poi si divaricava e si divaricava ancora e non siamo riusciti a raggiungere la meta. Ma  quando stamani ho raccontato ad Andrea (tuo padre) il sogno che avevo fatto anche lui mi ha detto di averti sognato in un'analoga situazione. Ti aveva portato a passeggio in campagna, come spesso faceva, ma ad un certo punto inerpicandosi verso una montagna sempre più alta non siete riusciti a ritrovare la strada per tornare a casa. Cosa volevi dirci Ma...

Per Mattia

27 marzo 2018 Caro Mattia, avevo la tua età quando sono rimasta incinta di te e del tuo gemello Nicolò.   Si è nel pieno della vita a 26 anni e tu ci hai lasciato troppo presto.   Ma la tua breve vita, piena di sofferenze ma anche di immense gioie, non è stata vana.   Quando sei nato (anche in quel caso prematuramente) pesavi solo 1 chilo e mezzo, sei stato il mio primogenito e ricordo ancora le prime parole che ti ho detto quando ti ho visto così piccolo, fragile, senza capelli. Ho gridato: “mettetelo subito nell’incubatrice!” e il medico, il dottor Biver ridendo mi rispose “Signora ci pensiamo noi lei pensi a partorire l’altro!”   Ma io avevo paura, avevo paura di perderti, una sensazione mi diceva che ti avrei perso presto.   Tu per tre anni sei stato il gemello “sano” quello che cresceva bene, in pochi mesi il tuo volto è stato incorniciato da una massa di riccioli biondi e i tuoi occhi nocciola leggermente a mandorla, con le ciglia lunghe ridevano s...

Cuore, scelta, vita, morte

Non riesco a non pensare a quel bimbo di Napoli che non potrà avere una seconda possibilità: troppo usurato il suo corpo per un  nuovo trapianto dopo il primo gravissimo errore. Troppo prezioso quel cuoricino che potrà essere trapiantato su un altro bambino con maggiori possibilità di successo.  E ripenso a me giovane mamma e al mio Nico a cui, appena nato, fu prospettato il trapianto di cuore poi sostituito da un intervento pionieristico a Montecarlo quando ancora non aveva due anni, l'età di Domenico. Ripercorro la storia di Nico e lo vedo piccolissimo, bello e roseo diventare cianotico in poche ore. Lo vedo ricevere per due volte l'estrema unzione. Ricordo i volti preoccupati delle decine di medici che  cercavano di capire quale fosse il suo problema. Il pensiero mi riporta ai  tanti reparti di cardiochirurgia dove abbiamo soggiornato: Massa, Roma, Parma, Montecarlo, Pisa.  Nico ha subito tre interventi a cuore aperto ed è per la nostra famiglia la gioia più ...